dalle ore 9.30 alle 12.30
12.30 – 14.00 pausa pranzo
dalle 14 alle 16 Dialoghi sul tema:
L’Esperienza della Mente incondizionata
non è la calma mentale
con Mario Di Grazia
Programma: Pratiche per la tranquillità della mente e l’Arte dell’Abbandono Consapevole.
La pratica dell’ascolto consapevole del respiro è una pratica millenaria utilizzata soprattutto nella tradizione buddhista per portare la mente alla tranquillità, il cavallo che stiamo cavalcando si calma, si ferma a mangiare un’erba tranquillizzante invece che continuare a saltare da un prato di erbe eccitanti all’altro di erbe depressive e così via. Il cavaliere però rimane in un rapporto di dipendenza dal suo cavallo.
L’arte dell’Abbandono consapevole porta il cavaliere ad imparare a scendere da cavallo rendendo così la sua volontà libera da quella dell’animale; in seguito vedrà che senza di lui, il cavallo non ha più potere; anzi vedrà che era solo un sogno, che mai erano stati due, che solo lui è Reale, il Testimone.
La Volontà da succube dell’ego diventa sempre più disponibile alla Saggezza. L’Attenzione si libera sempre più dalla volontà condizionata che tende ad orientarla verso ciò che è impermanente.
Inizialmente sentiremo una minore dipendenza dai gusti che la reazione dell’io condizionato produce: ansia, tristezza, preoccupazione, rabbia, ecc., poi inizieremo a sentire il gusto della Mente incondizionata ed in questo senso di unità ogni sforzo cessa ed ogni corrente del passato non ha più potere.
Un giorno c’era un principe che al ritorno da un lungo viaggio, stanco, si ritirò nella sua magnifica stanza e si distese per riposare un po’ sul suo comodissimo letto, tra tessuti di seta e raso. In un attimo scivolò tra le braccia di Morpheo che facendogli dimenticare la realtà della veglia lo condusse in un sogno-film in cui l’attore si identificò in un mendicante. Nella condizione di mendicante la vita era molto dura e così iniziò a darsi un gran daffare per migliorare la sua situazione, e dopo qualche tempo, con molti sforzi, riuscì a risparmiare una piccola somma di denaro con cui acquistare un vestito decente per presentarsi ad un ricco mercante e chiedergli un lavoro come servitore. Fortunatamente l’ottenne e per qualche tempo si sentì felice. Nel giro di pochi mesi però, il senso d’insoddisfazione tornò a farsi sentire; sì è vero, aveva trovato una certa sicurezza, ora raramente gli capitava di dover saltare un pasto e a volte poteva anche comprarsi qualcosa di futile, ma la nostalgia della libertà spesso lo assaliva. Una volta fece un bellissimo sogno, sognò che quella schiavitù era solo un brutto sogno, che lui, principe, stava facendo disteso su di un comodissimo letto di seta e di raso. Ma nel bel mezzo di quel sogno fu bruscamente risvegliato dall’ira del padrone e alzandosi frettolosamente dalla sua scomoda branda di corda, piombò di nuovo nello sconforto.
Noi scambiamo la nostra condizione di veglia per realtà assoluta, dobbiamo comprendere che la realtà che noi viviamo è l’interpretazione soggettiva della Realtà e che le problematiche della nostra vita non sono altro che il frutto della relazione personale con con ciò che é. Il Risveglio ci fa uscire dal sogno della veglia e del sogno; allora ci accorgiamo di non aver più bisogno di faticare per migliorare la nostra condizione di mendicante, perché per vivere ciò che realmente siamo non c’è bisogno di sforzo. La nostra realtà ultima, che per ora stiamo vivendo inconsapevolmente, è quella del principe felice che dorme comodo sul suo letto. Bisogna solo risvegliarsi e “l’Arte dell’Abbandono Consapevole” ci aiuta a questo.
Seminario
Domenica 20 Giugno 2010
dalle ore 9.30 alle 12.30 pausa pranzo
dalle 14 alle 16 Dialoghi sul tema:
L’Esperienza della Mente incondizionata
non è la calma mentale