Il digiuno, pratica antichissima e diffusa presso tutte le culture tradizionali
e e le medicini olistiche e naturopatiche, è riconosciuto come mezzo efficacissimo
per rinvigorire il corpo e la mente, per la pacificazione e la libertà interiore,
per un'intima felicità.
Il Digiuno come mezzo di salvezza per il corpo e per l'anima
da Anselm Grun, Digiunare per il corpo e per lo spirito
[...] Nell'antichità una tra le ragioni per digiunare era l'attesa d'un effetto
di rinvigorimento. Quest'idea compare soprattutto nell'ambiente medico ma
anche religioso. Dal digiuno ci si aspetta la guarigione soprattutto di certe malattie
infiammatorie, dei reumatismi e del catarro. Anche contro gli incubi il digiuno
può giovare. [...]
Le scuole filosofiche greche s'aspettano dal digiuno non soltanto la protezione dalla
malattia e dalle influenze demoniache, ma anche una purificazione dello spirito,
la pacificazione interiore, la libertà e la felicità.
Esse lo vedono in linea con il loro stile o scopo di vita. I Cinici per esempio
si proponevano la temperanza, la moderazione, la capacità di rinunciare a
tutto ciò che non era strettamente necessario per vivere; per essi il digiuno
era quindi un percorso verso un simile obiettivo. Per la Stoà il massimo
obiettivo della vita era l'eudaimonia, la felicità, che per essi consisteva
nella libertà interiore, in una vita assolutamente razionale, tale che emozioni
e capricciose motivazioni non potessero turbare. Anche nella Stoà l'ascesi
riguardo ai cibi occupa perciò un grande spazio. Essa è allenamento
alla libertà interiore, a una vita razionale, al superamento di tutti gli
affetti che ostacolano il cammino verso un comportamento razionale. Un siffatto
modo di vita semplice e parca l'esige anche l'ideale epicureo della personale imperturbabilità
dell'anima.
Per le antiche scuole fìlosofiche, in gioco c'è dunque sempre l'uomo
nella sua totalità, c'è il raggiungimento del suo obiettivo
o scopo ultimo. Sul percorso verso quello scopo, il digiuno è un importante
e sperimentato sostegno. Esso salva l'uomo in quanto corpo e anima, lo conduce alla
libertà interiore; è insomma un percorso verso l'autorealizzazione,
verso l'intima felicità.
Analoghe motivazioni del digiuno danno anche le grandi religioni, come l'induismo,
il buddismo e il taoismo. In Cina è anche vietato mangiare di notte, perché
chi mangia di notte rischia di finire vittima dei dèmoni. L'Islam ha sviluppato
una sua specifica tradizione del digiuno nel ramadàn, il mese appunto
del digiuno. Per l' Islam il digiuno è una medicina di salvezza voluta da
Dio contro i pericoli d'una vita frivola. E fu digiunando che Buddha si preparò
alla sua missione, proprio come Maometto e Gesù. In tutte le religioni il
digiuno è insomma un cammino verso l'intima purificazione e l'apertura di
sé a Dio e alla potenza divina.
Anche i Padri della Chiesa non cessano di sottolineare nei loro scritti quegli effetti
sul corpo e sull'anima che al digiuno attribuisce l'appena citata tradizione delle
antiche scuole filosofiche greche.
In un sermone, Giovanni Crisostomo parla di medicina del digiuno che "il nostro
filantropico Signore, da Padre amorevole" escogitò per noi. Siccome
volentieri l'uomo, dando libero sfogo alla sua natura, si lascia andare al piacere
e non sa contenersi nella giusta misura, allora deve sempre tornare a digiunare,
per liberarsi interiormente dagli assilli per le faccende di questo mondo e potersi
sempre più rivolgere alle cose spirituali.
Cassiano ritiene che troppo cibo ottunde il cuore e, "se lo spirito ingrassa
come il corpo", allora attizza della "maligna esca per il peccato".
Per gli antichi monaci c'è chiaramente una stretta relazione fra l'anima
e il corpo. Quando il corpo diventa grasso e pesante, anche l'anima diventa grassa
e ottusa. Molto cibo assopisce la vigilanza spirituale dell'uomo. La salute del corpo
e dell'anima sono un'unità, vanno insieme.
Questo convincimento, che è anche una scoperta della moderna psicologia,
ricorre di continuo negli scritti dei primi monaci e dei Padri della Chiesa. Dice
a esempio Atanasio: "Vedi dunque cosa fa il digiuno! Guarisce le malattie,
libera il corpo dalle sostanze superflue, scaccia gli spiriti maligni, espelle i
cattivi pensieri, dà allo spirito una grande chiarezza, purifica il cuore,
spiritualizza il corpo, in una parola fa accedere l'uomo dinanzi al trono di Dio
Grande
forza è il digiuno, e porta a grandi vittorie!".
Come si vede, è l'eliminazione delle sostanze superflue che qui guarisce le
malattie. Un'asserzione che potrebbe lì per lì sembrare propria
della primitiva medicina popolare, ci rivela invece la sua vera portata appena l'accostiamo
alle conoscenze della moderna medicina del digiuno. Il dottor Buchinger, che in
Germania dopo la prima guerra mondiale divulgò l'efficacia terapeutica del
digiuno e applicò con grande successo il digiuno terapeutico in numerose
cure, scrive: "Il digiuno terapeutico è essenzialmente una cura per
eliminare il superfluo, una cura depurativa di tutte le sedimentazioni del corpo.
Di tutte! Il principio degli antichi medici diceva testualmente: Abstinentia totum
corpus aequaliter purgat, l'astinenza purga, libera tutto il corpo in ugual
misura".
E così descrive ciò che avviene nel corpo: "Le riserve di glicogeno
nel fegato e altre sostanze in circolo nel sangue, pronte per essere assimilate,
vengono subito eliminate e in circa tre giorni l'economia del corpo si riduce a
provvedere allo stretto necessario. Tutti i processi metabolici si adattano alla
parsimonia. Poi arriva l'"autarchia", il circolo poco dispendioso. Il
corpo si trova di fronte alla necessità, per mantenere l'equilibrio dell'azoto,
d'intaccare i depositi proteici. Sulla base di un'ampia esperienza possiamo affermare
che a tal fine vengono anzitutto distrutte le sostanze e i prodotti che hanno un
ruolo deleterio e patologico, provocando ad esempio sudorazioni patologiche, secchezza
della pelle, sedimentazioni, sostanze in eccesso, debolezza, senso d'oppressione
ecc.".
Il digiuno elimina dunque le sostanze dannose, il corpo si libera dalle scorie e
in tal modo anche da molte malattie. Il digiuno distrugge le cellule invecchiate
e incentiva la riformazione di cellule giovani. "Questo ci spiega perché
il digiuno ha un così grande effetto di rigenerazione del corpo". La
cura del digiuno giova soprattutto per malattie come reumi, artriti, arteriosclerosi
e infezioni della pelle. Ma queste scoperte della moderna medicina del digiuno erano
già note, come abbiamo visto, all'antica medicina popolare.
Atanasio però non si ferma solamente all'efficacia del digiuno sul corpo.
Secondo lui, l'abbiamo appena visto, il digiuno scaccia gli spiriti maligni, espelle
i cattivi pensieri e induce una maggiore chiaroveggenza dello spirito. Purifica
dunque corpo e anima insieme. È evidente che Atanasio pensa all'uomo nella
sua realtà. Lo considera un'unita di corpo e anima. Per lui, chiarezza del
pensiero e salute del corpo vanno insieme. Se ho un corpo sano, posso anche
avere dei pensieri buoni. E, al contrario, non posso aspettarmi che il mio spirito
sia chiaroveggente se ho appesantito il corpo con il cibo.[...]
Il digiuno mantiene beante la nostra ferita, la nostra manchevolezza, che ci tiene
rivolti nella direzione di Dio, e a questo modo noi non cerchiamo troppo in fretta
e altrove soddisfazione al nostro desiderio, presso gli uomini oppure nelle bellezze
di questo mondo. Il digiuno ci trattiene dal far cicatrizzare troppo in fretta le
nostre ferite, dal lenirle con surrogati; ci fa invece sentire nel corpo la nostra
più profonda vocazione, che siamo cioè in cammino verso Dio e che
soltanto Dio può appagare la nostra più intima inquietudine.
Nei suoi sermoni, anche Basilio Magno sottolinea di continuo l'efficacia salvifica
del digiuno sul corpo e sull'anima. Rammenta come i medici prescrivano il digiuno
ai malati e come un corpo che si contenta di un'alimentazione parca e leggera eviti
le malattie meglio d'un altro che invece esagera in cibi pesanti, di difficile assimilazione.
Ne conclude che il digiuno è un'efficace medicina contro il peccato. Si dev'esser
contenti d'avere questo rimedio per il peccato, e perciò con spirito lieto
si deve digiunare, invece di darne spettacolo per apparire grandi asceti dinanzi
agli altri; altrimenti il digiuno non serve.
"La maggior parte degli uomini vive la sua vita come se fosse sempre su un
palcoscenico, e ha in cuore pensieri diversi da quelli che esprime. Non camuffare
il tuo aspetto! Mostrati come sei! Non voler apparire lugubre e cupo, per acquistar
fama d'asceta! Una buona azione, che uno strombazza, non è d'utilità
alcuna, e il digiuno di cui si fa spettacolo non porta a nessun buon risultato.
Ciò che uno fa per vantarsene, non dà frutto per la vita futura, ma
finisce con la lode degli uomini. Sii dunque ben contento del dono del digiuno!".
L'idea che il digiuno può operare la pace la ritroviamo spesso, nei
Padri della Chiesa. Dice ad esempio Pietro Crisologo: "II digiuno è
la pace dei corpi". Anche Giovanni Climaco attribuisce al digiuno analoghi
effetti: "Il digiuno blocca il profluvio delle chiacchiere, allevia l'inquietudine,
favorisce l'ubbidienza, rende gradevole il riposo, sana i corpi, placa gli animi".
Soltanto discordia proviene invece dall'intemperanza, dall'imperversare delle passioni
e degli istinti. Il digiuno obbliga l'uomo alla disciplina, lo libera dal predominio
delle sue passioni e così gli dà intima pace. Una pace che non è
puramente spirituale, ma anche dei corpi, come dice il Crisologo. Il corpo s'acquieta,
sia perché non più sfiancato da pesanti digestioni, sia perché
i suoi istinti vengono imbrigliati.
Nei Padri della Chiesa è insomma ricorrente un modo di considerare il digiuno
che sottende l'unità fra corpo e anima. Per essi non è mai questione
soltanto di salute del corpo, e nemmeno di salvezza dello spirito, ma di tutto l'uomo.
Se l'uomo vive in modo corretto, se rispetta, come deve, il corpo e lo spirito,
allora vive anche in modo salutare. Per questo, per i Padri della Chiesa il digiuno
non è pura disciplina esteriore, un'opera che si può esibire a Dio,
ma un esercizio, una pratica che deve porre nella giusta condizione l'uomo intero.
Il digiuno del corpo deve accompagnarsi al digiuno dello spirito, o, per meglio
dire: correttamente inteso, il digiuno del corpo è già sempre un digiuno
dello spirito. Perché, quando digiuna, dentro di sé l'uomo
lotta non soltanto contro il suo corpo anche contro le sue passioni e i suoi pensieri.
Presso il SAMVEDA, il dr. Mario Di Grazia (Ph.D. Psychology), formatosi come digiunoterapeuta
presso la Scuola della Salute, è disponibile per guidare digiuni, semi-digiuni e
diete depurative. Dà consigli di alimentazione e stile di vita per riacquisire e
mantenere l'equilibrio psico-fisico.
Il dott. Sebastiano Magnano, medico e psicoterapeuta, conduce da decenni ritiri
di digiuno ed è disponibile periodicamente presso il SAMVEDA per visite su appuntamento.