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Anselm Grun, Digiunare per il corpo e per lo spirito

Lunedì 17 dicembre 2018

[…] Nell’antichità una tra le ragioni per digiunare era l’attesa d’un effetto di rinvigorimento. Quest’idea compare soprattutto nell’ambiente medico ma anche religioso. Dal digiuno ci si aspetta la guarigione soprattutto di certe malattie infiammatorie, dei reumatismi e del catarro. Anche contro gli incubi il digiuno può giovare. […]
Anselm Grun Le scuole filosofiche greche s’aspettano dal digiuno non soltanto la protezione dalla malattia e dalle influenze demoniache, ma anche una purificazione dello spirito, la pacificazione interiore, la libertà e la felicità. Esse lo vedono in linea con il loro stile o scopo di vita. I Cinici per esempio si proponevano la temperanza, la moderazione, la capacità di rinunciare a tutto ciò che non era strettamente necessario per vivere; per essi il digiuno era quindi un percorso verso un simile obiettivo. Per la Stoà il massimo obiettivo della vita era l’eudaimonia, la felicità, che per essi consisteva nella libertà interiore, in una vita assolutamente razionale, tale che emozioni e capricciose motivazioni non potessero turbare. Anche nella Stoà l’ascesi riguardo ai cibi occupa perciò un grande spazio. Essa è allenamento alla libertà interiore, a una vita razionale, al superamento di tutti gli affetti che ostacolano il cammino verso un comportamento razionale. Un siffatto modo di vita semplice e parca l’esige anche l’ideale epicureo della personale imperturbabilità dell’anima.
Per le antiche scuole fìlosofiche, in gioco c’è dunque sempre l’uomo nella sua totalità, c’è il raggiungimento del suo obiettivo o scopo ultimo. Sul percorso verso quello scopo, il digiuno è un importante e sperimentato sostegno. Esso salva l’uomo in quanto corpo e anima, lo conduce alla libertà interiore; è insomma un percorso verso l’autorealizzazione, verso l’intima felicità.
Analoghe motivazioni del digiuno danno anche le grandi religioni, come l’induismo, il buddismo e il taoismo. In Cina è anche vietato mangiare di notte, perché chi mangia di notte rischia di finire vittima dei dèmoni. L’Islam ha sviluppato una sua specifica tradizione del digiuno nel ramadàn, il mese appunto del digiuno. Per l’ Islam il digiuno è una medicina di salvezza voluta da Dio contro i pericoli d’una vita frivola. E fu digiunando che Buddha si preparò alla sua missione, proprio come Maometto e Gesù. In tutte le religioni il digiuno è insomma un cammino verso l’intima purificazione e l*‘apertura di sé a Dio e alla potenza divina*.
Anche i Padri della Chiesa non cessano di sottolineare nei loro scritti quegli effetti sul corpo e sull’anima che al digiuno attribuisce l’appena citata tradizione delle antiche scuole filosofiche greche.
In un sermone, Giovanni Crisostomo parla di medicina del digiuno che ‘il nostro filantropico Signore, da Padre amorevole’ escogitò per noi. Siccome volentieri l’uomo, dando libero sfogo alla sua natura, si lascia andare al piacere e non sa contenersi nella giusta misura, allora deve sempre tornare a digiunare, per liberarsi interiormente dagli assilli per le faccende di questo mondo e potersi sempre più rivolgere alle cose spirituali.
Cassiano ritiene che troppo cibo ottunde il cuore e, ‘se lo spirito ingrassa come il corpo’, allora attizza della ‘maligna esca per il peccato’. Per gli antichi monaci c’è chiaramente una stretta relazione fra l’anima e il corpo. Quando il corpo diventa grasso e pesante, anche l’anima diventa grassa e ottusa. Molto cibo assopisce la vigilanza spirituale dell’uomo. La salute del corpo e dell’anima sono un’unità, vanno insieme.
Questo convincimento, che è anche una scoperta della moderna psicologia, ricorre di continuo negli scritti dei primi monaci e dei Padri della Chiesa. Dice a esempio Atanasio: ‘Vedi dunque cosa fa il digiuno! Guarisce le malattie, libera il corpo dalle sostanze superflue, scaccia gli spiriti maligni, espelle i cattivi pensieri, dà allo spirito una grande chiarezza, purifica il cuore, spiritualizza il corpo, in una parola fa accedere l’uomo dinanzi al trono di Dio…Grande forza è il digiuno, e porta a grandi vittorie!’.
Come si vede, è l’eliminazione delle sostanze superflue che qui guarisce le malattie. Un’asserzione che potrebbe lì per lì sembrare propria della primitiva medicina popolare, ci rivela invece la sua vera portata appena l’accostiamo alle conoscenze della moderna medicina del digiuno. Il dottor Buchinger, che in Germania dopo la prima guerra mondiale divulgò l’efficacia terapeutica del digiuno e applicò con grande successo il digiuno terapeutico in numerose cure, scrive: ‘Il digiuno terapeutico è essenzialmente una cura per eliminare il superfluo, una cura depurativa di tutte le sedimentazioni del corpo. Di tutte! Il principio degli antichi medici diceva testualmente: Abstinentia totum corpus aequaliter purgat, l’astinenza purga, libera tutto il corpo in ugual misura’.
E così descrive ciò che avviene nel corpo: ‘Le riserve di glicogeno nel fegato e altre sostanze in circolo nel sangue, pronte per essere assimilate, vengono subito eliminate e in circa tre giorni l’economia del corpo si riduce a provvedere allo stretto necessario. Tutti i processi metabolici si adattano alla parsimonia. Poi arriva l’‘autarchia’, il circolo poco dispendioso. Il corpo si trova di fronte alla necessità, per mantenere l’equilibrio dell’azoto, d’intaccare i depositi proteici. Sulla base di un’ampia esperienza possiamo affermare che a tal fine vengono anzitutto distrutte le sostanze e i prodotti che hanno un ruolo deleterio e patologico, provocando ad esempio sudorazioni patologiche, secchezza della pelle, sedimentazioni, sostanze in eccesso, debolezza, senso d’oppressione ecc.’.
Il digiuno elimina dunque le sostanze dannose, il corpo si libera dalle scorie e in tal modo anche da molte malattie. Il digiuno distrugge le cellule invecchiate e incentiva la riformazione di cellule giovani. ‘Questo ci spiega perché il digiuno ha un così grande effetto di rigenerazione del corpo’. La cura del digiuno giova soprattutto per malattie come reumi, artriti, arteriosclerosi e infezioni della pelle. Ma queste scoperte della moderna medicina del digiuno erano già note, come abbiamo visto, all’antica medicina popolare.
Atanasio però non si ferma solamente all’efficacia del digiuno sul corpo. Secondo lui, l’abbiamo appena visto, il digiuno scaccia gli spiriti maligni, espelle i cattivi pensieri e induce una maggiore chiaroveggenza dello spirito. Purifica dunque corpo e anima insieme. è evidente che Atanasio pensa all’uomo nella sua realtà. Lo considera un’unita di corpo e anima. Per lui, chiarezza del pensiero e salute del corpo vanno insieme. Se ho un corpo sano, posso anche avere dei pensieri buoni. E, al contrario, non posso aspettarmi che il mio spirito sia chiaroveggente se ho appesantito il corpo con il cibo.[…]
Il digiuno mantiene beante la nostra ferita, la nostra manchevolezza, che ci tiene rivolti nella direzione di Dio, e a questo modo noi non cerchiamo troppo in fretta e altrove soddisfazione al nostro desiderio, presso gli uomini oppure nelle bellezze di questo mondo. Il digiuno ci trattiene dal far cicatrizzare troppo in fretta le nostre ferite, dal lenirle con surrogati; ci fa invece sentire nel corpo la nostra più profonda vocazione, che siamo cioè in cammino verso Dio e che soltanto Dio può appagare la nostra più intima inquietudine.
Nei suoi sermoni, anche Basilio Magno sottolinea di continuo l’efficacia salvifica del digiuno sul corpo e sull’anima. Rammenta come i medici prescrivano il digiuno ai malati e come un corpo che si contenta di un’alimentazione parca e leggera eviti le malattie meglio d’un altro che invece esagera in cibi pesanti, di difficile assimilazione. Ne conclude che il digiuno è un’efficace medicina contro il peccato. Si dev’esser contenti d’avere questo rimedio per il peccato, e perciò con spirito lieto si deve digiunare, invece di darne spettacolo per apparire grandi asceti dinanzi agli altri; altrimenti il digiuno non serve.
‘La maggior parte degli uomini vive la sua vita come se fosse sempre su un palcoscenico, e ha in cuore pensieri diversi da quelli che esprime. Non camuffare il tuo aspetto! Mostrati come sei! Non voler apparire lugubre e cupo, per acquistar fama d’asceta! Una buona azione, che uno strombazza, non è d’utilità alcuna, e il digiuno di cui si fa spettacolo non porta a nessun buon risultato. Ciò che uno fa per vantarsene, non dà frutto per la vita futura, ma finisce con la lode degli uomini. Sii dunque ben contento del dono del digiuno!’.
L’idea che il digiuno può operare la pace la ritroviamo spesso, nei Padri della Chiesa. Dice ad esempio Pietro Crisologo: ‘II digiuno è la pace dei corpi’. Anche Giovanni Climaco attribuisce al digiuno analoghi effetti: ‘Il digiuno blocca il profluvio delle chiacchiere, allevia l’inquietudine, favorisce l’ubbidienza, rende gradevole il riposo, sana i corpi, placa gli animi’.
Soltanto discordia proviene invece dall’intemperanza, dall’imperversare delle passioni e degli istinti. Il digiuno obbliga l’uomo alla disciplina, lo libera dal predominio delle sue passioni e così gli dà intima pace. Una pace che non è puramente spirituale, ma anche dei corpi, come dice il Crisologo. Il corpo s’acquieta, sia perché non più sfiancato da pesanti digestioni, sia perché i suoi istinti vengono imbrigliati.
Nei Padri della Chiesa è insomma ricorrente un modo di considerare il digiuno che sottende l’unità fra corpo e anima. Per essi non è mai questione soltanto di salute del corpo, e nemmeno di salvezza dello spirito, ma di tutto l’uomo. Se l’uomo vive in modo corretto, se rispetta, come deve, il corpo e lo spirito, allora vive anche in modo salutare. Per questo, per i Padri della Chiesa il digiuno non è pura disciplina esteriore, un’opera che si può esibire a Dio, ma un esercizio, una pratica che deve porre nella giusta condizione l’uomo intero. Il digiuno del corpo deve accompagnarsi al digiuno dello spirito, o, per meglio dire: correttamente inteso,* il digiuno del corpo è già sempre un digiuno dello spirito*. Perché, quando digiuna, dentro di sé l’uomo lotta non soltanto contro il suo corpo anche contro le sue passioni e i suoi pensieri.

da Anselm Grun, Digiunare per il corpo e per lo spirito

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