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Jean Klein sullo yoga

Lunedì 17 dicembre 2018

La parola praticare sottintende generalmente un’abitudine. Dobbiamo adoperarla soltanto nel senso di diventare più consapevoli del corpo e del mentale. […] L’enfasi tuttavia non deve essere posta sul corpo, ma sulla presenza, sull’ascoltare. Ciò che importa è familiarizzarsi con il campo delle tensioni, e vedere che l’immagine dell’io, che interferisce costantemente, non è separata da questo campo, anzi, gli appartiene. Quando questo è chiaro la tensione non trova più complicità, la percezione è libera, l’energia si integra nella totalità. L’approccio tradizionale avviene attraverso l’ascolto del corpo, non tramite il suo asservimento. Dominare il corpo è una violenza, ma uno può stringere un bullone o lavare i piatti ed essere in ascolto. Non c’è differenza.

L’insegnamento punta direttamente verso ciò che non è insegnabile. Le parole, le azioni, sono stampelle, e questo supporto perde gradatamente la sua concretezza, finché un giorno trovate voi stessi in un non-stato che non può essere pensato. Le formulazioni sono simboli, indicazioni, e finalmente non si vede più il simbolo, ma ciò a cui il simbolo punta.

Jean Klein, La naturalezza dell’essere, Promolibri

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