Meditazione

Dimorare nel non-dimorare

Un passo di Hui Hai, Maestro cinese dell’VIII secolo:

- Su che cosa deve stabilirsi e dimorare la mente?
- Deve stabilirsi sul non-dimorare e là dimorare.
- Cos’è questo non-dimorare?
- Significa non lasciare che la mente dimori su nessuna cosa di nessun genere.
- E cosa significa questo?
- Dimorare su nulla significa che la mente non si fissa sul bene o sul male, sull’essere o sul non-essere, sul dentro o sul fuori o da qualche parte tra i due, sul vuoto o sul non-vuoto, sulla concentrazione o sulla distrazione. Questo dimorare su nulla è lo stato in cui essa deve dimorare; di coloro che lo raggiungono si dice che hanno la mente che non dimora; in altre parole, hanno la mente di Buddha.

Sabato 23 Febbraio, dalle 10.30 alle 12.00 Le quattro funzioni della mente Meditazione non-duale e dialoghi con D.G.

Un passo di Hui Hai, Maestro cinese dell’VIII secolo.

- Su che cosa deve stabilirsi e dimorare la mente?
- Deve stabilirsi sul non-dimorare e là dimorare.
- Cos’è questo non-dimorare?
- Significa non lasciare che la mente dimori su nessuna cosa di nessun genere.
- E cosa significa questo?

Ecco. Lo stato della mente è quello di non-dimorante, abbandonata. È tra l’impermanenza e la caducità delle cose che essa deve dimorare. Nulla rimane stabile, fermo: dunque su nulla la mente si deve fissare, si deve accasare. Quando si dice: “Sei fissato!”, cosa si intende? È proprio questo: non riesci a vedere, sei costretto, ti sei fermato su un pensiero, su un oggetto, su un sentimento. Non ti è più permesso allora di godere della vastità delle cose, non riesci a sentire l’oceano silenzioso omnipervadente che ti invade e risuona continuamente.
- Dimorare su nulla significa che la mente non si fissa sul bene o sul male, sull’essere o sul non-essere, sul dentro o sul fuori o da qualche parte tra i due, sul vuoto o sul non-vuoto, sulla concentrazione o sulla distrazione. Questo dimorare su nulla è lo stato in cui essa deve dimorare; di coloro che lo raggiungono si dice che hanno la mente che non dimora; in altre parole, hanno la mente di Buddha.

Non fissarsi, non permanere significa uscire dal dualismo. Mi piace questo e quest’altro non mi va: allora ti fissi, ti irrigidisci. Una persona di questo tipo diviene schiava dei suoi pensieri, succube della mutevolezza delle sue preferenze. Ma se non dimori su nulla, allora sei libero, sei affrancato, fruisci liberamente e grandiosamente di tutto senza esserne invischiato, ingabbiato, bloccato.

Anche concentrazione e distrazione formano un dualismo. Se la distrazione è il più grande peccato che uomo possa compiere, rincorrere la concentrazione perpetua è inumano, innaturale, costrittivo, immaturo. Lo stato auspicabile deve essere invece quello di una pura attenzione, quieta e acquietante, penetrante quanto naturale, aperta e – appunto – abbandonante. È ricezione, non forzatura.

La mente non dimorante è la mente in stato di presenza, è la mente immersa nel qui ed ora. Una mente consapevole non rimugina il pomeriggio discorsi fatti nella mattinata, non è aggrappata al piacevole pasto fatto un’ora fa. Finché fantasticheremo, fino a quando ci bloccheremo su una sensazione, un ricordo, un’idea, non realizzeremo mai la presenza mentale, non coglieremo mai lo splendore autentico, inconsumato, infinito dell’attimo presente. Solo la mente non-dimorante fruisce realmente della vita; la mente dimorante invece è prigioniera del passato, è protesa al futuro, o è in balia di situazioni distraenti e – in ultima istanza – illusorie.

Da: Jean Klein, La meditazione come via