Meditazione

La via diretta

Nella Via diretta, l’accento non viene mai posto sull’oggetto, la percezione. Tutti gli oggetti appaiono e scompaiono nello spazio luminoso della pura Consapevolezza e servono unicamente a rivelare quest’ultima…

Nella Via diretta, l’accento non viene mai posto sull’oggetto, la percezione. Tutti gli oggetti appaiono e scompaiono nello spazio luminoso della pura Consapevolezza e servono unicamente a rivelare quest’ultima…

“Quando si avanza attraverso livelli ed esperienze, non si esce mai dallo schema che spinge a cercare di oggettivare la nostra vera natura. Si possono trovare molti oggetti interessanti, differenti centri di energia, ogni sorta di sentimenti estatici o drammatici; si può produrre una certa purificazione, ma rimane una sottile dualità, molto difficile da trascendere.

Nella Via diretta ci si situa immediatamente nella totalità ed ogni percezione è vista soltanto alla luce della totalità. Anche se questo non è ancora una realtà, si procede come se lo fosse. E’ molto importante. Nella Via diretta, che propriamente parlando non è una Via, facciamo immediatamente fronte al Principio ultimo. Accettiamo come possibilità ciò che abbiamo udito: che non siamo il corpo, i sensi e la mente, ma la luce che sta dietro ogni percezione. La supposizione di base della Via diretta è che il nostro non-stato globale è già qui, ci è naturale, attende solo il rilassamento profondo delle abitudini corporali e mentali per essere vissuto pienamente. Questo non-stato è il Divino, la Grazia, la Presenza che appare nello spazio tra le nostre intenzioni egoiche, le nostre mire. Essa è sempre presente. Ogni movimento per raggiungerla è dunque un allontanarsene, perché quando vogliamo qualcosa supponiamo che questo qualcosa ci manchi. Nessuno sforzo può persuadere la Presenza ad apparire. Il nostro essere naturale non si trova nel processo del divenire. Nella Via diretta, l’accento non viene mai posto sull’oggetto, la percezione. Tutti gli oggetti appaiono e scompaiono nello spazio luminoso della pura Consapevolezza e servono unicamente a rivelare quest’ultima. Non si enfatizza avidya, l’ignoranza, ma si dirige lo sguardo verso la luce, vidya.

La Meditazione non è una disciplina per tranquillizzare la mente e condurla ad un’assenza di pensieri, la mente non può mai essere tranquilla in modo permanente. Associare con il Silenzio l’assenza di pensieri è una falsa identificazione. Il Silenzio è al di là della presenza e dell’assenza di pensiero. Arrestare il mentale con l’aiuto di una tecnica può indurre una certa distensione, ma quando lasciate quello stato si ripropone il problema della vita quotidiana.

Nella Via diretta, la Meditazione seduta non è utilizzata altro che come laboratorio per osservare come funziona il nostro meccanismo (corpo-mente). Non si dà presa a quello che si osserva, in modo che sin dall’inizio l’accento è posto sull’ascolto e sull’osservazione. Talvolta la parola “Meditazione” si riferisce alla tela di fondo, la tranquillità, la Presenza in cui tutto spontaneamente appare e si dissolve.

La Consapevolezza della tranquillità, del silenzio può sorgere prima in assenza di oggetti, come accede spesso quando sediamo in Meditazione. Più tardi, però, questa Consapevolezza è presente sia quando gli oggetti sono assenti che quando sono presenti. Questa Consapevolezza, che è ascolto, è la tela di fondo di ogni cosa che appare, così che anche quando siete impegnati nelle attività quotidiane, siete consapevoli dell’attività e insieme dell’Essere. Non possiamo avere due pensieri contemporaneamente ma possiamo contemporaneamente essere consapevoli della nostra esistenza fenomenica e della nostra Presenza, Essere.’

— Jean Klein